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	<title>Commenti a: I Gialli di Van Gogh ovvero: Come L’Epilessia è Spesso Associata alla Genialità</title>
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	<description>il tempo e la memoria in terapia intensiva</description>
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		<title>Di: Rosalyn</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosalyn]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Oct 2012 03:38:24 +0000</pubDate>
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		<title>Di: emergencypreparednesshelp.net</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emergencypreparednesshelp.net]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Oct 2012 20:10:03 +0000</pubDate>
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		<title>Di: derickspeer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[derickspeer]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jul 2012 00:39:03 +0000</pubDate>
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		<title>Di: patrizia viviana de filippo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[patrizia viviana de filippo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 May 2011 10:58:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando le sue crisi, caratterizzate soprattutto da allucinazioni e attacchi di tipo epilettico, si manifestavano, l&#039;artista &quot;cadeva&quot; in uno stato di profonda depressione, ansietà e confusione mentale, tanto da renderlo totalmente incapace d...i lavorare. 
Dapprima si pensò che si trattasse di epilessia, ma questa ipotesi rimane solo in parte convincente in quanto non è provato che van Gogh soffrisse dei sintomi che caratterizzano il &quot;grande male&quot; (convulsioni di tipo motorio, tonico-cloniche), tanto meno delle manifestazioni proprie del &quot;piccolo male&quot;. 
Questa prima ipotesi diagnostica, d&#039;altro canto, fu probabilmente formulata non in base ai sintomi che distinguevano la sua malattia, ma da ciò che van Gogh disse di sé: &quot; .sono un pazzo o un epilettico &quot;. 
Sulla base, soprattutto, delle allucinazioni di cui soffriva e in seguito ad un episodio di paranoia, nel quale fu tormentato dalla convinzione che i vicini lo volessero avvelenare, Jasper ipotizzò che l&#039;artista potesse essere schizofrenico, ma anche questa supposizione pare soddisfare solo in parte i criteri che rientrano nel quadro della schizofrenia. 
Un&#039; ulteriore trattazione è quella proposta da Arnold (1992), il quale riscontra nei sintomi dichiarati dal pittore una somiglianza con quelli propri di una rara malattia eridataria: la porfiria acuta intermittente. 
Questa patologia si manifesta in età adulta con attacchi improvvisi, intervallati da periodi di benessere; disturbi gastro-intestinali gravi, neuriti periferiche, disturbi psichiatrici con allucinazioni ne caratterizzano il quadro sintomatologico, nonché quello proprio della malattia di van Gogh. 
È noto inoltre che, come numerosi artisti dell&#039;epoca (Manet, Degas, Toulouse-Lautrec), anche van Gogh facesse uso di una bevanda alcolica decisamente tossica ma assai in voga nella Francia di quel periodo: l&#039; assenzio . Questo liquore dal colore verde intenso, che diviene giallo se allungato con acqua, si ricava dalla pianta Artemisia absinthium e contiene, oltre all&#039;alcol, alcuni olii essenziali molto tossici, dagli effetti dannosi sul sistema nervoso, come il tuione in grado di provocare allucinazioni visive ed attacchi epilettici. 
Quindi, come sostengono numerosi studiosi [Holstege et. al., 2002; Berggren, 1997; Bonkovsky et al., 1992; Arnold, 1988] l&#039;uso di assenzio e di altre bevande alcoliche, associato ad una cattiva o scarsa nutrizione devono aver aggravato i sintomi della sua malattia. 
Il pittore Paul Signac, amico di van Gogh, raccontò un episodio che sottolinea l&#039;ultimo periodo della vita del grande pittore:&quot; Tutto il giorno mi aveva parlato di pittura, letteratura, socialismo. A sera era un po&#039; stanco. [.] Voleva bere d&#039;un colpo un litro di essenza di trementina, che si trovava sul tavolo della camera &quot;. 

Alcuni studi [Lee, 1981; Lanthony, 1989; Arnold, 1991; Elliot, 1993] hanno tentato di mettere in relazione la malattia di van Gogh con la sua passione per il colore giallo, che predomina nelle tele del periodo francese. Offuscando un po&#039; la sua &quot;reale&quot; creatività questi autori sostengono che i colori caldi - e così &quot;veri&quot; - gli furono ispirati soprattutto dalle allucinazioni visive, in grado di alterare il senso cromatico e la percezione di forma e dimensione. 

Esempi di letteratura riguardante le cause delle sua malattia, le quali suscitano ancora oggi grande interesse [Arnold, 1992; 2004; Blumer, 2002; van Meekeren, 2000; Strik, 1997; Meissner, 1994; Lemke, 1993; Rahe, 1990; 1992]. 
Una bibliografia è qui:
http://www.med.wayne.edu/elab/vangogh2/r…

Un recente articolo sulla Rivista Scientifica Lancet ha sostenuto che Van Gogh fosse affetto da PORFIRIA, una malattia metabolica ereditaria dovuta alla diminuita attività di uno degli enzimi della catena biosintetica dell&#039;eme, uno dei costituenti dell&#039;emoglobina.


Altrimenti esiste sempre l&#039;interessante ipotesi dell&#039;avvelenamento da piombo, metallo contenuto in alte quantità in molti dei colori da lui usati come il bianco di piombo, il giallo di cromo e affini.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quando le sue crisi, caratterizzate soprattutto da allucinazioni e attacchi di tipo epilettico, si manifestavano, l&#8217;artista &#8220;cadeva&#8221; in uno stato di profonda depressione, ansietà e confusione mentale, tanto da renderlo totalmente incapace d&#8230;i lavorare.<br />
Dapprima si pensò che si trattasse di epilessia, ma questa ipotesi rimane solo in parte convincente in quanto non è provato che van Gogh soffrisse dei sintomi che caratterizzano il &#8220;grande male&#8221; (convulsioni di tipo motorio, tonico-cloniche), tanto meno delle manifestazioni proprie del &#8220;piccolo male&#8221;.<br />
Questa prima ipotesi diagnostica, d&#8217;altro canto, fu probabilmente formulata non in base ai sintomi che distinguevano la sua malattia, ma da ciò che van Gogh disse di sé: &#8221; .sono un pazzo o un epilettico &#8220;.<br />
Sulla base, soprattutto, delle allucinazioni di cui soffriva e in seguito ad un episodio di paranoia, nel quale fu tormentato dalla convinzione che i vicini lo volessero avvelenare, Jasper ipotizzò che l&#8217;artista potesse essere schizofrenico, ma anche questa supposizione pare soddisfare solo in parte i criteri che rientrano nel quadro della schizofrenia.<br />
Un&#8217; ulteriore trattazione è quella proposta da Arnold (1992), il quale riscontra nei sintomi dichiarati dal pittore una somiglianza con quelli propri di una rara malattia eridataria: la porfiria acuta intermittente.<br />
Questa patologia si manifesta in età adulta con attacchi improvvisi, intervallati da periodi di benessere; disturbi gastro-intestinali gravi, neuriti periferiche, disturbi psichiatrici con allucinazioni ne caratterizzano il quadro sintomatologico, nonché quello proprio della malattia di van Gogh.<br />
È noto inoltre che, come numerosi artisti dell&#8217;epoca (Manet, Degas, Toulouse-Lautrec), anche van Gogh facesse uso di una bevanda alcolica decisamente tossica ma assai in voga nella Francia di quel periodo: l&#8217; assenzio . Questo liquore dal colore verde intenso, che diviene giallo se allungato con acqua, si ricava dalla pianta Artemisia absinthium e contiene, oltre all&#8217;alcol, alcuni olii essenziali molto tossici, dagli effetti dannosi sul sistema nervoso, come il tuione in grado di provocare allucinazioni visive ed attacchi epilettici.<br />
Quindi, come sostengono numerosi studiosi [Holstege et. al., 2002; Berggren, 1997; Bonkovsky et al., 1992; Arnold, 1988] l&#8217;uso di assenzio e di altre bevande alcoliche, associato ad una cattiva o scarsa nutrizione devono aver aggravato i sintomi della sua malattia.<br />
Il pittore Paul Signac, amico di van Gogh, raccontò un episodio che sottolinea l&#8217;ultimo periodo della vita del grande pittore:&#8221; Tutto il giorno mi aveva parlato di pittura, letteratura, socialismo. A sera era un po&#8217; stanco. [.] Voleva bere d&#8217;un colpo un litro di essenza di trementina, che si trovava sul tavolo della camera &#8220;. </p>
<p>Alcuni studi [Lee, 1981; Lanthony, 1989; Arnold, 1991; Elliot, 1993] hanno tentato di mettere in relazione la malattia di van Gogh con la sua passione per il colore giallo, che predomina nelle tele del periodo francese. Offuscando un po&#8217; la sua &#8220;reale&#8221; creatività questi autori sostengono che i colori caldi &#8211; e così &#8220;veri&#8221; &#8211; gli furono ispirati soprattutto dalle allucinazioni visive, in grado di alterare il senso cromatico e la percezione di forma e dimensione. </p>
<p>Esempi di letteratura riguardante le cause delle sua malattia, le quali suscitano ancora oggi grande interesse [Arnold, 1992; 2004; Blumer, 2002; van Meekeren, 2000; Strik, 1997; Meissner, 1994; Lemke, 1993; Rahe, 1990; 1992].<br />
Una bibliografia è qui:<br />
<a href="http://www.med.wayne.edu/elab/vangogh2/r…" rel="nofollow">http://www.med.wayne.edu/elab/vangogh2/r…</a></p>
<p>Un recente articolo sulla Rivista Scientifica Lancet ha sostenuto che Van Gogh fosse affetto da PORFIRIA, una malattia metabolica ereditaria dovuta alla diminuita attività di uno degli enzimi della catena biosintetica dell&#8217;eme, uno dei costituenti dell&#8217;emoglobina.</p>
<p>Altrimenti esiste sempre l&#8217;interessante ipotesi dell&#8217;avvelenamento da piombo, metallo contenuto in alte quantità in molti dei colori da lui usati come il bianco di piombo, il giallo di cromo e affini.</p>
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