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Recensioni Musicali: “Five Leaves Left” di Nick Drake

Recensioni Musicali

Five Leaves Left

di Nick Drake

1968 Remastered 2000

Recensione a Cura di Ugo Sottile

Nick Drake ha soltanto 20 anni quando incide il suo 1° disco; la traduzione del titolo “Cinque Strappi Rimasti” può risultare sibillina ma invece e’ quello che c’era scritto sugli ultimi 5 strappi nei rotoli della carta igienica inglese, almeno in quegli anni. Questo potrebbe non avere alcun senso specifico ma, dopo l’ascolto della musica di Nick Drake ci si può anche convincere che ciò non sia un caso ma che rifletta un atteggiamenmto profondo sul significato della vita. Si avverte quasi una dissociazione fra i testi delle sue canzoni e la sua valutazione del concetto di vita reale che risulta svuotata di ogni significato. La sua musica è dolce ed intensa, una voce che non sembra appartenere a quella di un ragzzo di soli 20 anni, ma ad una persona che ha navigato e continua a navigare mari tempestosi. Oggi, ci si spreca ad etichettare tutto: Punk/NewWave/Newe Romantic/Techno/House /HipHop, ma a cosa serve avere una esatta connotazione se non ad essere circoscritti in un recinto a catturare fette di pubblico giovanile?

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Timeoutintensiva.it, N°4, Books, Dicembre 2007


Recensioni Musicali: “I’m Your Fan”, The Songs Of Leonard Cohen

Recensioni Musicali

I’m Your Fan”,

The Songs Of Leonard Cohen

a cura di Ugo Sottile


Inossidabile, sembra affondare nella notte dei tempi, la musica di Leonard Cohen. Già di per se unica, è stata sempre fonte di emozioni profonde, proprio per questo ha sempre toccato l’anima di ascoltatori comuni, e di molti artisti, i quali non hanno potuto fare a meno di tentare di misurarsi, con la dovuta deferenza, con questi frammenti di vita vissuta colmi di poetica, non sempre con il medesimo risultato perchè, come dice lo stesso Cohen, lui ha avuto in dono la sua inimitabile voce. Nonostante ciò mi piace ripescare uno dei momenti più felici che raccoglie in una esperienza comune artisti che si sono accostati con amore ed umiltà a questo mostro sacro. Alcuni di loro sono pressocchè sconosciuti altri insospettabili. I testi di Leonard Cohen vengono reinterpretati da Rem, Ian McCulloch già Mister Echo & The Bunny Men, o dagli americani Pixies; emerge fra l’altro una splendida versione di “Stories of the Street” della poco nota band irlandese dei That Petrol Emotion (video)… per continuare a leggere Clicca qui

Timeoutintensiva.it, N. 7, Music, Ottobre 2008

Recensioni Musicali: “Rock Bottom” di Robert Wyatt  

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“Rock Bottom”

di Robert Wyatt

1974 Rykodisc

Recensione a cura di Ugo Sottile

Fondatore insieme all’amico Hugh Hopper nel 1967 dei “Soft Machine” Gruppo che rimane nella storia della musica, iniziatori di una contaminazione jazz, alfieri del Jazz/RocK dalle soluzioni a tratti dissonanti e spigolose. Accolto bene dalla critica non altrettanto dal pubblico, Robert Wyatt nasce a Bristol e cresce a Canterbury. Suona batteria, tromba, piano e violino, ma con i “Soft Machine” è il batterista; poi arriva “Third” 3° album del gruppo. Un doppio vinile, dove incomincia ad esplorare le sue particolari doti vocali, componendo ed interpretando la splendida “Moon in June” lunga suite di circa 16 minuti che occupa per intero una delle quattro facciate dell’album. Nel 1969 realizza il suo primo album da solo “The end of an Ear”, un esordio strumentale dalle soluzioni ardite a tratti involute, apprezzato dalla critica ma senza dubbio ostico. Abbandona i Soft Machine nel 1971, e contribuisce con i “Caravan” e gli “Henry Cow” alla nascita del cosiddetto “Canterbury sound”, con il nuovo gruppo “Matching Mole”, “Talpa al Confronto”, ripresa dall’illustrazione della copertina, la cui pronuncia suona un pò come “Machine Molle” che non è altro che la traduzione francese di “Soft Machine”, e realizza il primo album omonimo “Matching Mole” ed il seguente “Little Red Record”; è il 1972… Continua a Leggere Cliccando qui

Timeoutintensiva, N° 9, Recensioni Musicali, Aprile 2009

Recensioni Musicali: “Western Lands” by Gravenhurst

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Western Lands

by Gravenhurst

2006 Warp

a cura di Ugo Sottile

Dopo l’esordio con “Internal Travels” del 2002, seguito dall’ottimo “Flashlight Seasons” del 2003, collegato idealmente con l’ E.P. successivo “Black hole in the sand” 2004, e “Fire in a Distant Buildings” 2005, Gravenhurst con formazione invariata, sempre e solo Nick Talbot one man band, giunge al suo IV° album Ufficiale “Western Lands” del 2006.

Le composizioni di Nick Talbot sembrano “piccoli fragilissimi film”, tanto per citare Paolo Benvegnù degli italiani Scisma, girati con una vecchia cinepresa, reali invenzioni totalmente Home Made, con pellicola Bianco/Nero, composti da frames completamente sgranati, come immersi nella nebbia, che lasciano molto spazio all’immaginazione per capire ciò che forse avviene; ma avviene veramente o è soltanto un’illusione ?… Puoi continuare a leggere la recensione Cliccando qui

Timeoutintensiva.it, N° 7, Recensioni Musicali, Ottobre 2008

Recensioni Musicali: “Espers III” degli Espers

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“Espers III”

degli  Espers

2009 Drag City

Recensione a Cura di Ugo Sottile

Ottimo esordio per questa band americana di Filadelfia nel 2004 con l’album omonimo, seguito da Wedding Tree del 2005 album di covers; nel 2006 esce a proseguimento del discorso iniziale l’altrettanto valido Espers II, e dopo tre anni ecco il terzo capitolo di questo progetto Espers III. La direzione musicale è sempre orientata verso il folk, grazie alla bellissima voce di Meg Baird che non fa rimpiangere la compianta Sandy Denny, allora singer dei Fairport Convention poi leader dei mitici Fotheringay, oppure Maddy Prior degli Steeleye Span o Jaqui Mcshee dei Pentangle, le referenze sono quindi ottime… Continua qui.